Luglio 4, 2008
Era un po’ che non controllavo se c’erano delle nuove pubblicità dei Mac:
Luglio 4, 2008
Era un po’ che non controllavo se c’erano delle nuove pubblicità dei Mac:
Luglio 3, 2008

Questa frase apparentemente incomprensibile è il titolo nel nuovo album dei Sigur Ros, che mentre io ero in vacanza hanno fatto uscire il loro ultimo lavoro, cosa di cui non mi ero accorta fino a che non ho passato qualche ora in rete.
Il titolo dovrebbe significare qualcosa tipo “Con un ronzio nelle orecchie suoniamo all’infinito” (sono sicura che in islandese suoni un po’ più poetico..
Sicuramente il mio amore per i Sigur Ros influenza la mia opinione, ma già da subito l’album mi è piaciuto più di Takk, forse perché lo trovo più vario, mi sembra che abbiano cercato di fare qualcosa di nuovo, sempre con il loro marchio, si intende..
Mentre ascoltavo le prime canzoni mi sono addirittura chiesta se fossero loro; la prima canzone parte piena di ritmo, chitarrine e battiti di mani, ma ecco che appare la voce di Jonsi a rassicurarmi sulla paternità di questo album! Lui canta in islandese questa volta e lo fa permettendoci di apprezzare a pieno la sua voce.
Il mio pezzo preferito è “Festival”, con una partenza tipica Sigurrossiana (ovvero lamenti non meglio identificati ed atmosfere iper-dilatate) che dura per i primi 4 minuti e poi apre ad un cambiamento tale che sembra quasi iniziato un altro pezzo, tamburo incalzante che mi trascina ed inevitabilmente esplode alla fine.
Le ultimi canzoni invece sono delle ballate che ci riportano alla memoria i vecchi lavori, canzoni che verranno apprezzate da chi usa gli album per studiare, leggere, rilassarsi o quant’altro. Io li uso solo per ascoltare la voce fantastica del cantante che mi porta sempre a sognare mondi diversi da quello in cui vivo..
Direi i Sigur Ros hanno cercato di reinventarsi, suonando qualcosa di diverso da quello che tutti si aspettavano, ma donandogli comunque il loro marchio di fabbrica, indice come sempre di ottima qualità, un album che forse potrebbe conquistare anche quegli scettici che si ostinano a pensare che i cantanti islandesi siano una nenia insopportabile.
Una svolta pop più che apprezzabile, un album completo, dietro cui è chiaro il lavoro profondo che è stato fatto.
Questa è la prima canzone dell’album:
Giugno 29, 2008
Tra parentesi, in Germania sta spopolando questa canzone che è diventata ormai l’inno di questi Europei 2008, si può ascoltare dovunque, prima durante e dopo le partite, alla radio, alla tv, in giro per la città.
Diciamo che in Germania hanno ancora da trottare in fatto di musica mainstream..
Giugno 29, 2008
Non ero sparita, ero a Berlino per una vacanzina relax..
Direi che mi sono tolta un po’ di sfizi, sia commerciali (Starbucks e KaDeWe) che quelli turistici, avendo visto praticamente tutti i punti caldi di Berlino.
La cosa che mi ha colpito è sicuramente l’ordine, tipico dei tedeschi, è vero, ma per riuscire a mantenere una metropoli così ordinata ci vuole davvero classe..I mezzi funzionano benissimo, tanto che non si ha mai la sensazione di essersi persi, perché dovunque, anche nel quartiere più malfamato, c’è un mezzo per tornare a casa.
Ovviamente dato che io devo organizzare qualunque cosa, per smorzare la tensione dell’aereo mi sono fatta un programmino delle cose da vedere giorno per giorno, dedicando il primo a conoscere il quartiere dove era l’hotel e ad assaggiare un delizioso currywurst e gli altri a vedere siti storici.
Ho visto il Checkpoint Charlie, La porta di Brandeburgo, il quartiere diplomatico, Alezanderplatz e quant’altro.
Mi sono innamorata di Kreuzberg, il quartiere turco, con palazzi colorati, piccoli ristoranti turchi e un’aria che sa di est..
Poi ovviamente dato che sono appassionata della storia del muro, sono stata un paio di volte a Potsdamer Platz, una piazza che oggi è il centro nevralgico della città e dove si incontrano uffici ultramoderni e pezzi del muro esattamente dove sorgeva.
Venerdì invece, dato che pioveva, ci siamo dedicati ai musei, e allora ci siamo goduti una bella mattinata a visitare la Gemäldgalerie, dove sono raccolti tantissimi quadri di pittori italiani, francesi e fiamminghi, e devo dire che imbattermi nella Venere di Milo è stata un’esperienza grandiosa..
E se per caso qualcuno deve andare a Berlino consiglio il Museo della Fotografia di Helmut Newton, che è diviso in due parti: la prima al piano terra dove sono esposti gli oggetti di lavoro e gli effetti personali di Newton (comprese le varie condoglianze spedite alla moglie dalla Tatcher, dalla Sig.ra Chirac, da D&G, da Yves Saint Laurent..), e la seconda parte al primo piano con foto e una mostra sui paparazzi.
Per quanto riguarda il cibo, devo ringraziare la guida della Lonely Planet, che ci ha indirizzato verso i migliori ristorante della città; abbiamo provato lo spagnolo, pesce freschissimo e ottimo, poi un vietnamita, un bavarese e un macrobiotico. Ovviamente abbiamo anche azzardato a provare un italiano per placare la voglia di pasta, ma direi che era meglio se ci tenevamo la voglia..
Questo è il vietnamita, una zuppa di noodles di riso e pollo e un’anatra in crosta, super!

Giugno 19, 2008
Linko ancora un pezzo che DNTEL ci ha generosamente regalato..
è il remix di un pezzo di Erin Lang, una bellissima e dolcissima cantante canadese che ovviamente ho scoperto solo grazie a Jimmy Tamborello, di quelle che piacciono a me, tutta voce fioca e chitarra, qualche tamburello qua e là, di quelle che mi immagino a cantare con un vestito a fiori in un campo di grano mentre il sole tramonta e il cielo cambia colore..
Il suo album si intitola “You are found” e questo è il sito.
Giugno 19, 2008
Mio fratello al Parlamento Europeo si sta dando da fare per rendere le strade più sicure, almeno per i pedoni…
Qui le prove:
Giugno 15, 2008
Ora, so che andrò contro al gradimento popolare con questo post, ma sono pronta anche ad intavolare una discussione se qualcuno avesse voglia di farlo, però per favore non condannatemi.
Dunque, domenica mattina, tempo brutto quindi niente mare, non ho voglia di studiare, benissimo, vedo se su sky c’è qualcosa. Noto che fanno una maratona di Sex & the city, e dato che sono l’unica ragazza nel giro di chilometri che non abbia la più pallida idea di chi sia questa famosa Carry che va in giro con borse e scarpe da capogiro (che io non potrò mai avere) e quindi non sono potuta andare al cinema a veder il film con le mie amiche (?), ho deciso che forse oggi era la volta buona per iniziare a seguire la serie.
Le puntate durano 30 minuti pubblicità compresa, e alla fine me ne vedo 4; si, sto dalle 10 a mezzogiorno davanti all tv. Chissene frega, sono in ferie!
Il fatto è che dopo la quarta puntata ce n’erano altre due da vedere, ma dopo i primi 10 minuti della quinta ho spento. Ero sfinita, non ne potevo più. Forse il mio giudizio è influenzato dall’indigestione che ne ho fatto, magari era meglio una puntata al giorno, preso in piccole dosi il telefilm da più dipendenza.
Fondamentalmente il problema è che l’ho trovato monotono.
Tutte le puntate assolutamente uguali. 4 bellissime ragazze, di cui non ne ho vista lavorare nemmeno una, senza problemi di soldi, con casa propria, che parlano solo di sesso, di averlo grande/piccolo, di orgasmi, e che ogni puntata trovano un gran fico con cui concludere la serata.
Si ok, è un telefilm, ma a me fa venire i nervi. Anche Ellie McBeal era assurdo, improbabile e fantasioso, ma almeno affrontava temi un po’ diversi, cioè sullo sfondo c’era sempre il sesso e la disperata ricerca di un partner, ma almeno intorno ai protagonisti succedevano ALTRE cose.
Forse è così solo la prima serie?
Ditemi di si per favore, perché io non voglio credere che milioni di ragazze se ne stanno incollate alla tv e fanno la fila per vedere il film, sognando di avere scarpe e vestiti che non avranno mai, sognando vite che non esistono, sognando vite senza il minimo intoppo..
A me non ha lasciato niente, un po’ di curiosità, un po’ di pathos, qualcosa a cui pensare prima di addormentarmi, niente.
Il mio pensiero è stato “si, carino, ma che palle.”
Anche se ammetto che la vita sarebbe molto più leggera se l’unica preoccupazione fosse decidere con chi scopare stasera.
Giugno 13, 2008
Ieri sera ho deciso di sacrificare la sessione settimanale di Scrubs per guardare un film di cui ho sempre sentito parlare ma mai visto, ovvero “Pane, amore e fantasia“, capolavoro del ‘53 di Comencini.
Attori principali, Gina Lollobrigida, Vittorio de Sica, Tina Pica (fanstastica).
Sarà che mi ricorda l’infanzia di mamma, sarà che metà della mia famiglia abita nella zona in cui si svolge il film, sarà che il dialetto della Lollo è un po’ anche mio, sarà che la scena della processione l’ho rivissuta ogni 1 agosto (quando portano la Madonna alla chiesetta ggiù), ma il film mi è proprio piaciuto.
La storia è molto semplice, un paesino di contadini della Ciociaria, la più bella del paese contesa fra più uomini che alla fine si concede al giovane carabiniere, e il maresciallo appena trasferito che si innamora prima di lei e poi di Anna, la levatrice del paese.
Ma la trama deve essere semplice, perché il bello del film è tutto il resto, è tutta la vita che si svolge in paese, i vecchietti che parlano in piazza, le ragazze che si spostavano con l’asino, il venditore di tessuti che chiama a gran voce tutte le donne che poi litigano per la stoffa più bella, la mamma di Maria che cerca di maritarla in tutti i modi perché avere una figlia non sposata era un’infamia, le donne in processione per andare da Sant’Antonio, la domestica del maresciallo che gli fa da mamma (una Tina Pica fantastica!).
Un paese povero, ma estremamente vitale, terra di lavoratori, di pettegoli e di curiosi, un paese fantastico, che rispechia perfettamente quella che era l’Italia contadina del dopoguerra. Perché chi viveva nelle città forse non ha mai conosciuto la vita di paese; ci sono cose che non si possono spiegare, le sensazioni, le parole, le antipatie, la vita di piazza, il non chiudersi mai in casa, l’andare nel bosco a raccogliere fragole, o funghi, o ciliegie o quello che c’era. Essere poveri si, ma sapendosi accontentare di quello che dava la terra, della propria famiglia senza prentendere altro.
Il titolo stesso del film, nasce da questa battuta:
De Sica: «Che mangi»?
Contadino: «Pane, marescià!»
De Sica: «E dentro?»
Contadino: «Fantasia!!»
Tanto per la cronaca, metà della mia famigila abita qui (e ovviamente riempie tutto il paese):

E quella bambina in posizione da gringo è mia mamma in una foto dell’epoca:
Giugno 11, 2008
Allora, il mio infinito stage è terminato ieri, ho 20 giorni di vacanza prima di venire assunta con uno stipendio da miseria, ma questa è l’Italia, si sa che una persona la si paga quanto meno possibile, indipendentemente da quanto valga.. come dice Fabri Fibra, questo succede solo in Italia.
In ogni caso oggi vado a casa, mare, sole (anche se le previsioni mettono pioggia), salsedine, riposo…E poi Berlino, di cui metterò qualche foto non appena tornerò a fine mese!!
Appena metterò le mie mani sull’Ipod Touch poi vi dirò come mi ci trovo..
Giugno 5, 2008
Oggi è successo questo increscioso episodio:
Premessa:
Notte quasi in bianco, sogni strani, zero riposo, sveglia alle 7.30, esame di tedesco di 3 ore, piadina con la Vale.
Trama:
Prendo l’autobus, distrutta, veramente assonnata e con il braccio quasi in cancrena per il troppo scrivere, fa caldo, e i bolognesi evidentemente non hanno ancora capito che aprendo i finestrini si crea un ottimo ricircolo di aria che aiuta nei casi in cui l’autista non abbia acceso l’aria condizionata. 27 ovviamente pieno, in via Indipendenza salgono una serie di teenager della peggior specie, ovvero 3 oche + 2 piacioni che le ragazze evidentemente consideravano solo perché le avrebbero potute portare a conoscere dei tipi dai nomi rispettivamente di Domenico e Claudio (credo).
Queste ragazze urlano, e sbattono le mani, proprio dietro le mie orecchie.
Ok, sono giovani dai, hanno energia da vendere, alzo un po’ l’ipod e passa. Ce n’è una in particolare che non parla, urla, urla con la sua compagna di posto, urla cose tipo “MA NOOOOO, NON MI PIACE, CIOE’ NON TANTO QUANTO DOME, NOOOOOO TI SPUTTANO, LO GIUROOOOAAAA, TI SPUTTANOOOOAAAA”. Questo per 4 fermate, giuro che ad ogni sillaba uscita dalla sua ugola facevo un salto sul sedile e ad ogni battito di mani avrei voluto legarla come i cannibali legano le prede nei fumetti, e giuro che ho provato ad alzare al massimo il volume della mia musica, ma ad un certo punto ho fatto la cosa più ovvia, una cosa da vecchietta bacchettona, ma non ce la facevo più.
“Scusate, potete per favore abbassare la voce?”
“ah, si scusi signora.” [risatine]
Signora.
s-i-g-n-o-r-a.
Non potevano farmi più male, voglio dire, ho 26 anni, sono una giovanotta, già odio quando mi si da del Lei, proprio una cosa che mi fa saltare i nervi, ma poi, pure signora?????
Io li uccido.